Il Rene e il Diabete

Sin dai tempi dei greci e dei latini era già nota la esistenza del diabete mellito. Infatti diabete in greco significa “che passa attraverso”e in latino “sifone”; entrambi i termini volevano indicare la emissione di “abbondante quantità di urina”, oggi definita ”poliuria”, sintomo caratteristico del diabete scompensato. Poi un famoso medico indiano vissuto nel 1000 a.C. aveva osservato che l’urina di alcuni pazienti attirava formiche, cani ed api e la chiamò “urina di miele”; oggi si chiama glicosuria, cioè perdita di zucchero con le urine, altro sintomo tipico del diabete .

Venendo ai giorni nostri stiamo assistendo ad una vera e propria epidemia di diabete, sia di tipo 1 (infantile – adolescenziale) che di tipo 2 (adulto-anziano) come conseguenza di un mixer di fattori genetici, ambientali, stili di vita e di aumentata sopravvivenza della popolazione in generale. La esposizione per lungo tempo al diabete, associato ad un suo scarso controllo provoca importanti danni all’organismo, specie al cuore, cervello, vasi arteriosi e reni .

Infatti il diabete mellito, insieme alla ipertensione arteriosa, rappresenta il principale”killer renale”, ma, per fortuna, solo il 50% dei diabetici va’ incontro alla complicanza renale nota come“nefropatia diabetica”. Considerato tuttavia l’enorme numero di pazienti ipertesi e diabetici la causa del maggiore ingresso in dialisi è rappresentata dalla nefropatia diabetica e ipertensiva.

A questo punto tre sono le domande principali che dobbiamo porci:

  • esistono fattori che favoriscono la insorgenza della nefropatia diabetica?
  • è possibile scoprire precocemente il coinvolgimento del rene in corso di diabete?
  • possiamo modificare la storia naturale della nefropatia diabetica impedendo ai pazienti di entrare in dialisi?

1) Oltre a fattori genetici, e quindi non modificabili, come una storia familiare positiva per infarto, ictus, ipertensione arteriosa, basso peso alla nascita, sesso e razza esistono fattori modificabili sui quali possiamo intervenire riducendo la possibilità della insorgenza della nefropatia diabetica. Essi sono:

-rigoroso controllo della glicemia
-abolizione del fumo
-adeguato controllo della pressione arteriosa
-ridurre l’apporto di proteine animali con la dieta
-fare attività fisica per mantenere un adeguato peso corporeo
-contenere il consumo di alcool e di sale

2) Attraverso un semplice esame della urina possiamo scoprire la eventuale perdita di piccole quantità di albumina (microalbuminuria); la positività al test è indicativa per un iniziale danno renale definito come “nefropatia incipiente”. Il trattamento precoce con i cosiddetti farmaci renoprotettori impedisce la evoluzione verso la macroalbuminuria (nefropatia diabetica conclamata)considerata come il punto di non ritorno verso la insufficienza renale. Inoltre individuata e curata permette di ridurre il rischio di eventi cardiovascolari maggiori, quali infarto ed ictus, proteggere i piccoli vasi arteriosi dell’occhio e impedire la comparsa di ipertensione arteriosa, complicanza molto frequente nel paziente diabetico e fattore di accelerazione della progressione del danno renale.

3) Assolutamente un si grande come una casa, specie se la diagnosi è precoce! Ecco i principali presidi terapeutici:

-rigoroso controllo della glicemia
-ridurre la pressione arteriosa a valori inferiori rispetto al paziente iperteso non diabetico,utilizzando i farmaci renoprotettori
-scarso consumo di sale(inferiore ai 6 gr.di sodiocloruro)
-abolire il fumo,fare attivita’ fisica e non consumare troppe proteine animali.

E’ ovvio che per raggiungere l’obiettivo di proteggere il diabetico dalla complicanza renale è indispensabile un coinvolgimento precoce del nefrologo e una sua stretta collaborazione con i medici di base e i centri antidiabetici.

Un caro saluto alla prossima puntata,

Dott. Roberto Frizzi

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